16 settembre 2010

Messa in italiano e Messa in latino

Come sacerdote ho avuto il privilegio di avere un ventaglio di esperienze molto ampio nella Chiesa. Vale a dire, sono stato in grado per tutti i 21 anni del mio sacerdozio di dire la Messa tradizionale in latino, mentre allo stesso tempo celebro la più recente forma ordinaria di Messa in alcune parrocchie molto dinamiche.

Ho sempre amato le due forme della liturgia romana e questo a volte mi crea qualche difficoltà in quanto ci sono delle dinamiche all'interno della Chiesa dove, a volte, le persone da entrambe le parti vogliono che io mi schieri da una parte o dall’altra. Non ho alcun problema che le persone abbiano le loro preferenze, ma come sacerdote penso di dovermi mettere al servizio di una Chiesa che è molto diversificata. Ringrazio Dio anche per il dono di essere in grado di farlo e di amare veramente la diversità attuale. Mi rendo conto anche che la diversità ha i suoi limiti e, quindi, mi attengo alle rubriche in entrambe le forme della Messa: nessun cambiamento a quanto previsto dai libri liturgici, ne’ per quello che bisogna dire, ne per quello che bisogna fare.
Ho già spiegato in passato perché mi piace la Messa tradizionale in latino. Oggi vorrei spiegare i motivi per cui mi piace anche la forma più nuova (Ordinaria) della Messa:

1. Riscoprire il valore dei ruoli subordinati e dei ministeri nella Messa - Nella Messa tradizionale in latino c’era una tendenza, per quanto riguarda l'azione dei ministri subordinati, quali il diacono, suddiacono, cori e cantori, a non essere efficace. In altre parole, quello che essi fanno, in realtà non conta. Il coro poteva cantare l'introito, il Kyrie e Gloria, ma quello che hanno cantato doveva comunque ancora essere recitato sottovoce dal sacerdote. In effetti, il loro canto non contava. Poteva essere bello ma in realtà era solo ciò che il sacerdote recita che contava. L'ultima versione della Messa tradizionale, quella del 1962, aveva iniziato a porvi rimedio. Così il prete non era più tenuto a leggere le letture della Scrittura sottovoce se il diacono e suddiacono le cantavano. Il sacerdote poteva limitarsi ad ascoltare. Ma il canto del coro doveva ancora essere riletto dal sacerdote. La più recente forma ordinaria della Messa ha ripristinato i ministeri subordinati alla loro funzione propria. Quindi, se le letture sono fatte da un lettore o un diacono il sacerdote non occorre che rilegga. Se il coro canta il versetto alla comunione o all’introito, questo e’ sufficiente e il sacerdote non deve rileggere. Trovo positivo questo aspetto della nuova Messa.


2. Amo il ciclo di letture della Messa nuova. Offre un panorama molto ampio della Scrittura. Il ciclo di tre anni a rotazione significa che la maggior parte del Nuovo Testamento viene letto ogni tre anni insieme a una ricca campionatura del Vecchio Testamento. La messa tradizionale in latino di solito offre solo una breve lettura dalle lettere del Nuovo Testamento e una pericope del Vangelo. E' molto limitata rispetto alla ricchezza del Lezionario attuale che include, la domenica, un passo del Vecchio Testamento, un salmo, una epistola del Nuovo Testamento e un brano evangelico. Inoltre la lettura sequenziale da uno dei quattro Vangeli con un abbinamento di lettura del Vecchio Testamento è utile. Le letture della Messa tradizionale in latino hanno la tendenza a non essere in sequenza,  e la loro logica non è sempre immediatamente chiara. In qualità di predicatore e amante della Scrittura sono stato riccamente alimentato dal nuovo lezionario. Si potrebbe forse desiderare che le traduzioni in uso fossero un po’ migliori, ma nel complesso mi sembra che la nuova Messa offra un buon insegnamento, per quel che riguarda la Sacra Scrittura.

3. Reintroduzione della preghiera universale.  C'è un momento strano della Messa antica, quando, dopo l'omelia e il Credo il sacerdote si volge e dice al popolo “Dominus vobiscum” (Il Signore sia con voi) e si replica “et cum spiritu Tuo” (e con il tuo spirito). Dice poi “Oremus” (Preghiamo). Ma non c'è la preghiera. Il sacerdote si volta di nuovo verso l'altare e la gente rimane seduta. Molti secoli fa qui si dicevano delle preghiere simili alle nostre attuali " Preghiere dei fedeli "o" Preghiera Universale”. Erano state composte da Papa Gelasio, ma furono in seguito soppresse da Papa Gregorio perché allungavano troppo la Messa, ma ciononostante quell'invito alla preghiera (quello strano "Oremus ") rimase lì tutti questi secoli .

Bisognava provvedere in qualche modo. O ripristinare le preghiere dei fedeli o non dire più l’oremus. L'attuale forma ordinaria della Messa ha ripristinato queste preghiere o intercessioni generali. Penso che questo sia un aspetto importante della forma ordinaria della Messa se è fatto correttamente. Dobbiamo pregare per gli altri, come del resto viene fatto in modo così bello nei riti delle Chiese Cattoliche orientali. Sembra appropriato che, dopo aver sentito e riflettuto sulla Parola di Dio, ci sentiamo spinti a pregare per noi stessi e il mondo.


Tuttavia vi è una tendenza in alcune parrocchie a fraintendere la natura di queste preghiere. Si tratta di una preghiera universale, non particolare. La preghiera deve essere di carattere generale, non per la cugina malata, la zia, o fratello, citato per nome con una relazione medica completa inclusa nella preghiera. Piuttosto preghiamo per i malati in generale, per i poveri, per i dirigenti della Chiesa, i capi di Governo, per l'abbondanza dei frutti della terra, per la pace e così via. Preghiere specifiche politiche e idiosincratiche sono totalmente da evitare.


Se queste norme vengono rispettate, la preghiera universale (o preghiera dei fedeli) è una pratica bella e antica ripristinata nella forma ordinaria e più recente di Messa, e rispetta maggiormente il collegamento anche con la pratica dei riti orientali.


4. La riscoperta generale dell'esistenza e del ruolo della congregazione riveste un posto importante nella nuova forma ordinaria della Messa; nella tradizionale Messa latina, in particolare nella sua forma di “messa letta”, la congregazione aveva poco da fare se non guardare la Messa; il sacerdote interagiva solo con gli accoliti che davano le risposte a nome del popolo. Anche quando il prete si rivolgeva verso il popolo per dire qualcosa, gli veniva insegnato di tenere lo sguardo basso.

Se i membri della congregazione volevano interagire e dare le risposte in latino, ciò era reso più difficile dal fatto che la Messa era in gran parte sussurrata dal sacerdote.
Nel 1950 si è tentato di rimediare a questo, incoraggiando la gente ad imparare le loro risposte nella Messa e incrementando l'uso dei messali per aiutare a seguire la Santa Messa con attenzione. Sono state date autorizzazioni ai preti di dire la Messa a voce più alta e ad alcuni altari sono stati aggiunti anche i microfoni. Ma le risposte più lunghe in latino erano ancora difficili per molti.

Oggi, nella liturgia più recente, il ruolo della congregazione è rispettato, e anzi essa è chiamata a svolgere un ruolo attivo nella Messa e a dare le loro proprie risposte. E' vero che c'è stata una certa ossessione per questo da parte di liturgisti troppo zelanti. A volte sembra che ci si aspetti che la congregazione faccia tutto, e che non ci sia mai posto, per esempio, per un coro che canti qualcosa di più elaborato. Ma in generale, il coinvolgimento della congregazione nella forma più recente della Messa è una cosa da apprezzare.


5. La lingua volgare è anch’essa uno sviluppo positivo. Amo la lingua latina, ma so anche che è un grande vantaggio avere molte parti della Messa nella lingua locale. Ciò ha contribuito a una maggiore partecipazione dei fedeli nella Messa. E' difficile aspettarsi che la congregazione assuma un ruolo attivo, se ordinariamente la liturgia è quasi del tutto detta in una lingua che non conosce. Un conto sono le risposte semplici in latino, ben più difficile è ottenere che tutta la congregazione dica bene il Confiteor (confesso). Si riesce a farlo in qualche congregazione auto-selezionata dove c'è una conoscenza almeno elementare del latino, ma sarebbe difficile farlo universalmente.


Detto questo, è un vero peccato che la maggior parte dei fedeli si sia completamente separata da ogni esperienza della Messa in latino.
Questa è una cosa che non era prevista ne’ voluta dal Concilio, che ha sì permesso un uso più ampio della lingua volgare, ma anche lodato l'uso del latino, di cui prevedeva che si continuasse l’uso comune nella liturgia.

Un altro punto è quello che le traduzioni della liturgia dal latino all’inglese sono di qualità piuttosto scarsa. Grazie a Dio, sta per entrare in vigore una nuova traduzione più precisa. (ndt: nel 2012 nei paesi anglosassoni entrerà in vigore la nuova traduzione in inglese della Messa, molto più fedele all’originale latino)


6. La flessibilità e la più ampia possibilità di inculturazione è un’altra cosa apprezzo nella forma ordinaria della Messa. Qui è necessario un attento equilibrio, e bisogna rispettare le rubriche, ma una tolleranza più ampia per diverse forme di musica e di espressione culturale, ha permesso alla Liturgia di prosperare in contesti diversi. Io celebro la Messa presso una parrocchia cattolica composta in maggioranza da fedeli di colore, in cui la musica gospel, la predicazione molto approfondita e l’entusiasmo carismatico danno grande vitalità alla Messa.


E' vero che non ogni esperienza di inculturazione con la nuova Messa ha avuto altrettanto successo. Ciò è particolarmente vero negli ambienti americani più periferici dove la cultura è più laica e troppo effimera, e troppe cose mondane si infiltrano nella Messa. Ma laddove c’e’ una tradizione sacra da cui attingere,  è bello avere un po’ di flessibilità per integrare anche questi elementi.


Non vi è alcun dubbio che la forma più nuova  della Messa ha alcuni problemi gravi. È emersa in un momento di grande tumulto culturale,  ed è emersa come se fosse venuta fuori da un vortice. Sotto molti aspetti stiamo ancora aspettando che la situazione si stabilizzi. Ma ci sono anche molte cose buone. Papa Benedetto XVI ci sta aiutando molto per ricollegarci alla tradizione e a vedere entrambe le forme della liturgia come benefiche l’una per l'altra.


E ' bene avere una preferenza, ma personalmente sono felice di amare entrambe le forme e servire le mie parrocchie con entrambe le forme. Entrambe le comunità amano il Signore e vivono con serietà e profondità la liturgia. Che fortuna guardarli ogni Domenica e vedere non la noia, ma l’impegno e la passione, la consapevolezza che il Signore entra in contatto con loro nella Sacra Liturgia. E’ una benedizione, una benedizione doppia!

15 settembre 2010

La mortificazione torna di moda ?


Non c'è modo più veloce per mettervi in evidenza come un “cattolico bigotto” che menzionando la parola “mortificazione” Se lo fate, poi tanto vale che vi vestiate con un saio e che cambiate nome facendovi chiamare San Luigi anziché Luigi, tanto ormai la vostra copertura è saltata.

Tuttavia, non è necessario utilizzare la parola mortificazione per praticare la mortificazione. (Paradossalmente, per alcuni di noi, il non utilizzare questa parola potrebbe anche qualificarsi come un atto di mortificazione, ma sto divagando.)

Traducendo molto (molto, molto) liberamente, la mortificazione significa "farsi morti." E' un atto di abnegazione, di morire a se stessi, che ci aiuta a crescere nella nostra vita spirituale e diventare più simili a Cristo. Non tutti gli atti di mortificazione consistono in atti di eroismo alla Braveheart. Qui vi illustro cinque modi non appariscenti per mortificarsi, che vi eviteranno di essere etichettati o dileggiati. Pensate a queste mortificazioni come delle "morta-mine", la versione spirituale cattolica delle vitamine. Prendetene una e vedete se vi aiuta a crescere nella vostra vita spirituale.

Alzatevi dal letto come un eroe. Alzati subito non appena scatta la sveglia. Non premere il pulsante snooze; invece, metti in pratica ciò che i membri dell'Opus Dei chiamano "il momento eroico." Alzati dal letto, bacia il pavimento, e dì una sola parola: serviam. Questo è il latino per "Io servirò." E' esattamente il contrario di quello che Lucifero ha detto (non serviam) prima di essere gettato nella Geenna.

Essere puntuale. Per tutto. Qui devo confessare che molte volte vengo meno a questo consiglio, ciononostante è comunque un buon consiglio. La puntualità dimostra rispetto per gli altri e per te stesso. E' una morta-mina perfetta perché è una cosa piccola, ma difficile da fare.

Essere allegri anche quando non ne avete voglia. Tutte le persone che si incontrano sono impegnate in una grande lotta, non solo voi. Lasciate da parte i vostri problemi, e siate amichevoli. Ci si può sentire molto giù di corda, ma non è necessario che il vostro atteggiamento lo dia a vedere. I sorrisi sono gratis, sono facili, e aiutano a tirar su di morale la gente – e forse anche voi stessi.

Ordinare una bevanda più piccola. Si tratta di una mortificazione ridicolmente semplice, ma  sorprendentemente difficile da fare. Per motivi misteriosi, gli americani si sentono in diritto di bere bevande di dimensioni jumbo – da McDonald non hanno nemmeno più le bevande piccole - ma questo è l'atto perfetto di abnegazione dissimulata. Se qualcuno se ne accorge, probabilmente penserà che volete risparmiare.

Mangiare pesce il venerdì. Ammettilo: tu vuoi essere un cattolico che mangia pesce il venerdì – è una cosa talmente fuori moda che sta tornando di moda. Inoltre, nessuno lo noterà, ve lo assicuro,  c’è un sacco di gente in giro che segue delle diete di tendenza. Chiamatela la "dieta intenzionalmente alternata proteine e legumi”, e i vostri colleghi di lavoro vi chiederanno di darne una copia anche a loro. Inoltre, contrariamente alla credenza popolare, i cattolici non sono mai stati esonerati dall'obbligo di astenersi dalla carne il venerdì, è solo che ora si è permesso di sostituirlo con un altro atto idoneo di mortificazione.

Così ecco qua, cinque modi di morire a se stessi per la maggior gloria di Dio. Sentitevi liberi di aggiungere altri articoli alla lista e di farci sapere se ciò si dimostra utile. Pace e bene!

14 settembre 2010

La lotteria cosmica di Stephen Hawking


Ho letto diversi libri di Stephen Hawking (nella foto) e di Leonard Mlodinow, scritti sia insieme che separatamente. Mi sono piaciuti. Sono informativi e divertenti, e mettono in chiaro alcuni concetti piuttosto profondi della fisica e della matematica, senza appesantire la discussione con un mucchio di equazioni astruse (e non è impresa da poco).

Ma il loro nuovo libro “The Grand Design” (il grande progetto) è stato una delusione.

E' una lettura breve, il che va bene, anche se sono rimasto sorpreso quando ho scoperto che l'ultimo 25% del libro, già breve di suo, è composto di materia nera (una forma esotica di materia scoperta dagli editori e consistente di glossari, indici, biografie dell’autore, riferimenti bibliografici e simili).

Nonostante la sua brevità, il libro fa un buon lavoro rendendo chiari alcuni concetti di fisica molto ardui, molti dei quali sono trattati anche in opere simili, anche in libri precedenti di Hawking e Mlodinow. E inoltre il libro contiene una buona dose di umorismo.

Ciò che è deludente è il modo in cui il libro tratta di filosofia e di teologia.

Proprio all'inizio del primo capitolo si dichiara la filosofia "morta", dicendo che non ha tenuto il passo con la scienza. Questo è triste, perché “The Grand Design” in realtà si occupa in maniera massiccia di filosofia e di idee filosofiche che sono ben lungi dall'essere risolte. Ad esempio, gli autori passano un bel po' di tempo ad argomentare a favore della loro interpretazione di ciò che le leggi naturali ci dicono, e non ci dicono, riguardo all'universo (una interpretazione che loro chiamano "realismo modello-dipendente "). Questa è una posizione filosofica, perché si tratta di concetti che non possono essere dimostrati empiricamente, in laboratorio, con mezzi scientifici. E' anche chiaramente qualcosa che non è risolto, perché sentono la necessità di contrapporre la loro visione alle concezioni rivali: realismo e anti-realismo.

Poi c'è il punto del testo in cui esplicitamente sollevano la questione di sapere se ci sono eccezioni alle leggi di natura (miracoli). Dopo aver esaminato la storia del pensiero su questa questione hanno poi semplicemente dichiarato che non vi sono eccezioni, (una concezione chiamata “determinismo scientifico”) dicendo che questa è la base di tutta la scienza moderna. Mi dispiace, ma questa è un'altra idea filosofica. Non si può dimostrare che non vi sono eccezioni alle leggi della natura, perché le leggi della natura non possono essere dedotte in anticipo, ma devono essere apprese attraverso l'osservazione (un punto che gli autori mettono in evidenza quando contrappongono Talete ad Aristotele). Ma anche se è stato identificato il modo in cui la Natura funziona il 99,99999% delle volte, per dire che non ci sono eccezioni ci sarebbe bisogno di conoscere l'intera storia del
l'universo, e noi non la conosciamo.

Qui di filosofia ce n’e’ un’autentica vagonata.


Poi c'è il fatto che la scienza stessa dipende da varie discipline filosofiche come l’epistemologia (lo studio della conoscenza), la filosofia della scienza, l'etica (è ammissibile  falsificare i risultati di laboratorio?), la logica, la metafisica, e altro ancora, ciascuna delle quali dà luogo ad un acceso dibattito tra teorie rivali.

Quindi è proprio triste vedere questi due ragazzi intelligenti fare una dichiarazione assurda (e volutamente provocatoria).

La cosa per cui il libro ha acquistato notorietà sui giornali, tuttavia, non è il suo trattamento della filosofia ma della teologia: in particolare, la tesi che Dio non è necessario per spiegare l'origine del cosmo.

Nei libri precedenti i due hanno mostrato qualche apertura alle idee religiose. Ad esempio, Hawking ha detto in precedenza che un Dio potrebbe essere necessario per impostare le leggi dell'universo, ma ora ha cambiato idea su questo. Lui e Mlodinow nel libro non sono ostili alla religione. Non hanno sposato "il nuovo ateismo" e la sua ostilità militante verso Dio. In realtà, essi non si oppongono all'esistenza di Dio (cioè, non forniscono argomenti tesi a dimostrare che Dio non esiste). Essi sostengono semplicemente che l'ipotesi-Dio non è necessaria per spiegare la legge naturale e l'esistenza dell'universo e della vita.

Perché no?
Dopo tutto, se si guarda l'universo sembra proprio, in modo perfino sospetto, che sia stato volutamente progettato avendo noi uomini in mente. Questo è qualcosa che Hawking e Mlodinow analizzano con una certa profondità. Essi rilevano, come hanno fatto molti apologeti teistici, che le leggi che regolano il nostro universo sembrano sintonizzate in maniera molto precisa per permettere l'esistenza della vita. Ci sono un certo numero di costanti, la costante gravitazionale, la massa del protone, ecc., che sono fissati esattamente al preciso valore necessario per permettere l'esistenza della vita. Se una qualsiasi di queste costanti fossero  state diverse anche di pochissimo, la vita non sarebbe stata possibile. Sembra quindi che il nostro universo sia stato progettato in modo intelligente per consentire la vita, il che implica l'esistenza di un progettista intelligente.

In apologetica, questo argomento è talvolta chiamato l'argomento del “progetto dalle costanti cosmologiche”.

Nel loro libro, i due autori cercano di fornire una spiegazione alternativa dell'origine dell'universo che non richiede un progettista intelligente.


Nella loro spiegazione essi sostengono che il nostro non è l'unico universo. In realtà, il nostro sarebbe solo uno di un vasto numero di universi, ognuno dei quali viene in esistenza dal nulla come creazione spontanea. Inoltre, le leggi della fisica assumono ogni possibile permutazione in questi universi, cosicchè  ci sono un gran numero di universi in cui le costanti cosmologiche sono diverse. Quindi non c'è un singolo uni-verso, ma un multi-verso in cui è possibile trovare tutti i tipi di universi individuali.

A noi uomini  capita di vivere in una parte del multiverso in cui sono impostate le costanti cosmologiche giuste perché esista la vita, il che non stupisce affatto. Noi non potremmo esistere in quelle parti del multiverso in cui sono fissate le costanti sbagliate per la vita.

Questo argomento è parallelo ad un altro che opera su una scala di poco inferiore: quello del nostro sistema solare. Alcuni apologeti, come Hugh Ross, hanno notato che non solo risulta che il nostro universo è stato progettato per la vita: sembra che anche il nostro sistema solare sia stato progettato per questo.
Il nostro sole è del tipo giusto per durare abbastanza a lungo perché sorga la vita. Non c'è una stella compagna fastidiosa che sconvolga le orbite planetarie. La Terra è proprio alla giusta distanza dal sole per consentire l’esistenza di acqua liquida. Tantissima acqua allo stato liquido. E' abbastanza grande da contenere un'atmosfera. Abbiamo il nostro grande amico Giove nel sistema solare esterno che assorbe le comete per noi. Ecc., ecc. Insomma, viviamo in un luogo piuttosto fortunato.

Ma notate: Ci sono un sacco di sistemi solari nello spazio. Miliardi di stelle e - ora lo sappiamo - un sacco di pianeti. Hawking e Mlodinow sottolineano che i numeri sono così grandi che, in vari punti dell'universo, ci devono essere dei pianeti con condizioni simili a quelle che abbiamo qui sulla Terra. Quindi non c'è da sorprendersi, dato che noi esistiamo, che ci capiti di esistere in uno di queste oasi nel deserto cosmico. Non avremmo potuto sorgere in un luogo che era inospitale per la vita (o almeno saremmo molto meno probabili).

Sono pronto a dire che Hawking e Mlodinow hanno ragione su questo. Almeno, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non si può escludere che ci siano altri luoghi nell'universo dove il sistema solare locale è calibrato con i parametri giusti per permettere la vita. In effetti, mi piacerebbe che ci fossero questi luoghi. Quindi non credo che la tesi che il nostro sistema solare è stato progettato in modo intelligente sia un argomento particolarmente forte. Almeno questa è la mia impressione.


Ma c'è una differenza tra l'argomento da costanti locali e l'argomento da costanti cosmiche: possiamo vedere che ci sono altri sistemi solari (e un gran numero di essi), non possiamo vedere che ci sono altri universi (e ancor meno un vasto numero di essi).


L'esistenza di altri sistemi solari è chiaro come il cielo notturno, una volta che hai capito cosa sono le stelle. E ora stiamo iniziando a ricevere informazioni sui pianeti che ruotano intorno ad esse. Presto potremmo possedere delle discrete conoscenze statistiche sui vari tipi di sistemi solari che esistono e su quanto comune (o non comune) sia il tipo del nostro sistema solare.


Nulla di tutto questo è vero in relazione ad altri universi. Nemmeno remotamente. Non abbiamo alcuna prova che esista anche un solo universo alternativo. Certamente non abbiamo la prova di un grande o addirittura infinito numero di essi. E, anche se esistessero universi alternativi, perché non dovrebbero obbedire tutti esattamente alle stesse leggi? Cosa fa pensare a Hawking e Mlodinow che le leggi universali vengano rimescolate in ciascun universo come i risultati di una slot machine cosmica?


Il loro libro – sorprendentemente - non contiene nessuna argomentazione a sostegno di questa idea. Fanno bensì riferimento al lavoro di Richard Feynman, un fisico che nel 1940 ha suggerito che, in alcune situazioni sperimentali, le particelle subatomiche si comportano come se stessero assumendo ogni possibile percorso tra un punto e l'altro.
Ma anche se si prende alla lettera questo aspetto, un conto è dire che le particelle prendono ogni possibile percorso mentre si muovono, ed è una cosa completamente diversa dire che ogni universo possibile viene effettivamente ad esistenza. L'analogia tra il comportamento di una particella subatomica e il comportamento di un intero universo è assolutamente inconsistente (in particolare tenendo presente che una delle osservazioni fondamentali della fisica moderna è che i fenomeni su larga scala nell'universo non mostrano i medesimi comportamenti dei fenomeni su piccola scala).

Non ho particolari problemi ad accettare l'idea che ci potrebbero essere altri universi. Penso che sarebbe bello se ci fossero. Non avrei nemmeno problemi se, al momento della creazione, Dio avesse detto: «Sia ogni combinazione di eventi logicamente possibili!" Ciò illustrerebbe le Sue capacità creative in modo ancora più evidente di ciò che vediamo nel nostro angolo della creazione.


Ma mentre queste idee sono belle da pensare e per scrivere storie di fantascienza, non sono idee di cui esistano le prove.


E anche se ci fossero le prove di un gran numero di universi, governati da ogni insieme possibile di leggi fisiche, ciò solleverebbe semplicemente una domanda,, che Hawking e Mlodinow non hanno nemmeno toccata nel libro: se esiste il  multiverso con ogni combinazione possibile di leggi naturali negli universi in esso contenuti, cosa provoca il cambiamento delle leggi in ogni universo? Se vi è una slot machine cosmica, che fa sì che le costanti cosmiche siano diverse in ogni universo, perché c’è?

Anche se si concede (per amor di discussione) che le leggi locali variano in universi differenti, ciò è solo la dimostrazione dell’esistenza di un insieme più elevato di leggi, che governano e guidano le differenze tra le leggi locali. Perché esiste questo insieme più elevato di leggi? Hawking e Mlodinow non azzardano nemmeno una congettura.


(E non parliamo neppure del fatto che alcune costanti cosmologiche sembra che cambino anche all’interno del nostro stesso universo.)


Quindi, anche se si concede che queste leggi superiori consentirebbero l’esistenza autonoma di altri universi, abbiamo ancora bisogno di una spiegazione per l'insieme delle leggi superiori, del perché esiste qualcosa (le leggi superiori e gli universi che esse comportano) piuttosto che il nulla che ci sarebbe se non esistessero.


Tirando le somme, sembra ancora che il nostro universo sia stato progettato perché esistesse la vita. Congetturare l'esistenza di altri universi, con ogni possibile combinazione di costanti cosmiche, equivale a costruire una teoria basandosi su una prova che non esiste.


Se dovessi camminare lungo una spiaggia e trovassi un messaggio scritto sulla sabbia che dice "Ciao, Jimmy! Non è divertente la spiaggia? ", potrei spiegarlo come qualcosa scritto da un essere intelligente. Oppure, se io ho postulato un numero infinito di altre spiagge dove i granelli di sabbia sono disposti a caso, potrei dire che è stata solo una coincidenza. Il problema è che non ho prove che dimostrino l'esistenza di un numero infinito di spiagge, e congetturare la loro esistenza per aggirare le implicazioni del disegno intelligente (cioè l’esistenza di Dio)  equivale a costruire la propria teoria con delle non-prove.


Hawking e Mlodinow negano di postulare il multiverso allo scopo di evitare il disegno intelligente, ma non offrono alcun argomento comprovato che ne dimostri l’esistenza. Né spiegano l’insieme più elevato di leggi che sarebbero necessarie per generare una molteplicità di universi con proprie leggi locali.


In definitiva “The Grand Design” è lungo nelle asserzioni ma corto nelle dimostrazioni. Gli autori inoltre non informano il lettore del fatto che molti dei concetti che stanno utilizzando sono incerti, ipotetici e discutibili.


Mentre il libro può cercare di far capire alcuni concetti di fisica che sono particolarmente profondi, il suo ragionamento sulla filosofia e la teologia è poco profondo, e il libro non riesce a offrire ragioni convincenti per cui non si dovrebbe accettare l'evidente disegno intelligente dell'universo e arrivare a concludere che vi è, infatti, un progettista intelligente.


Ringraziamenti a NCR - National Catholic Register

13 settembre 2010

Bruciare il Corano ?


Siamo abituati a sentir dire dai mass media che ci deve essere libertà di parola, che ogni uomo dovrebbe essere libero di esprimere il proprio parere, ogni uomo dovrebbe avere il diritto di dire ciò che pensa, ecc.
Il Medioevo viene messo in cattiva luce, perché l'eresia era spesso censurata, ma noi moderni siamo molto più illuminati e lasciamo che tutti dicano quello che pensano. Almeno, così ci viene raccontato.


Un pastore in una chiesa protestante di cui nessuno aveva mai sentito parlare, ha deciso che avrebbe esercitato la sua libertà di parola. Allora il mondo intero gli ha chiesto di non farlo. L'FBI gli ha chiesto di non farlo, gruppi di media, governi e gruppi islamici provenienti da tutto il mondo hanno pregato un uomo chiedendogli di non bestemmiare il libro sacro dell'Islam.


Anche se già da anni penso che la libertà di parola sia in realtà una presa in giro, non avevo mai visto niente del genere. Ora, mentre in sé e per sé non c'è niente di sbagliato nel bruciare un Corano, visto che è un libro falso, in realtà è una cosa che va contro la prudenza. Perché? Beh, l’articolo pubblicato da Newsweek circa gli abusi nella baia di Guantanamo, ha rivelato che al minimo sospetto che qualcosa di negativo venga detto riguardo l'Islam, ci saranno movimenti di piazza, incendi e omicidi, senza il benché minimo senso di giustizia, condannando senza processo, con azioni incivili. In realtà, anche se il Corano non è stato bruciato, i cristiani sono già perseguitati a causa di esso in alcune parti del mondo, come in Pakistan. Inoltre, indipendentemente dal fatto di essere d'accordo o in disaccordo con la guerra in Afghanistan (io sono francamente molto dubbioso in proposito), il fatto è che il generale Petreus (ndt: il comandante delle truppe americane in Afghanistan) ha ragione, questo è qualcosa che può danneggiare ciò che le nostre truppe stanno cercando di fare. Per cui, bruciare il Corano è imprudente.


D'altra parte, questo atteggiamento dei media rivela ancora una volta il Mantra del mondo moderno: “qualsiasi cosa, tranne che la religione vera". " Per esempio, i governi nazionali hanno fatto qualche cosa quando un ateo ha profanato un’ostia su youtube? Dov'era l'indignazione? Dov'era la conferenza episcopale ? Perché non ha chiesto che venisse fermato? Dove erano i capi dei governi, i capi delle innumerevoli istituzioni cattoliche che aiutano i poveri in tutto il mondo ? Perché non hanno detto "Non profanate Nostro Signore?" Tranne qualche organizzazione cattolica laica, neanche una parola dal mondo.
Ma come fanno certuni a parlare della intolleranza dei cattolici nella società? Sono cavolate. Come le cose blasfeme contro Gesù e Maria che ci propinano certi musei, finanziati dal governo, spacciandola come arte? Sono cavolate. C'è qualche commentatore politico o televisivo che voglia dire apertamente che i cristiani sopportano pazientemente questi insulti, mentre i musulmani scatenano rivolte e uccidono la gente?


Questa è la doppia morale del mondo. Islam? Okay. Non offendere l'Islam! Il cristianesimo? Chi se ne frega. Questo è quello che chiamiamo il mondo post-cristiano. E' dovuto al fatto che il cristianesimo è la forza vivificante della civiltà occidentale, e il suo allontanarsi dal cristianesimo a partire dal XVIII secolo, esploso poi nel XX, è segnato da un odio per la madre che la ha partorita.
In realtà questa civiltà non è caratterizzata davvero dalle idee liberali di tolleranza e di uguaglianza, perché per essa l’uguaglianza e la libertà saranno raggiunte solo con l'eliminazione della vera fede dalla società. La sola presenza di qualcosa di così vicino, così familiare e così odioso viene detestata molto di più di qualcosa di estraneo, anche se quest’ultimo è in realtà enormemente peggio del cristianesimo.


Link al post originale

11 settembre 2010

Il cristiano doni di persona


Non dare a quelli che reggono le Chiese la tua elemosina affinché siano essi a distribuirla; fallo tu stesso, non solo per ricevere la ricompensa di quanto hai speso, ma anche per il servizio prestato. 

Elargisci con le tue stesse mani; semina tu stesso nel solco. In questo caso non c’è bisogno né di adoperare l’aratro, …  né di attendere il tempo propizio per la semina, né di solcare il terreno, né di combattere contro i rigori del freddo:  Tu, infatti, stai seminando nel cielo, dove non c’è né il freddo, né l’inverno, e nessun’altra cosa del genere. 

Tu stai gettando la semente nelle anime, dove nessuno può portare via ciò che viene seminato; al contrario la semente attecchisce molto saldamente in virtù della grande cura e diligenza. Ora, se sei tu a seminare, perché vuoi privarti della ricompensa?...
Questa, dunque, è l’autentica ospitalità: compiere di persona tutto ciò che occorre fare, se vogliamo
santificarci e far sì che le nostre mani siano benedette. Pertanto, anche se doni ai poveri, non vergognarti di
farlo di persona: tu non stai dando a un povero qualsiasi, ma a Cristo. Ora, chi è così miserevole che
non si degni egli stesso di tendere la mano a Cristo? ...

Dio –  dice l’Apostolo –  ama chi dona con gioia. Perciò, sei tu a ringraziare l’ospite per l’accoglienza
che gli hai riservato. Infatti, se non vi fossero i poveri, difficilmente tu potresti sopportare il fardello dei tuoi
peccati: essi sono i medici che curano le tue ferite; essi sono i rimedi medicamentosi per le tue mani.

Anche visitare i poveri è un’opera altamente meritevole. La Scrittura dice:  È meglio andare in una casa in pianto che andare in una casa in festa. 
Ora, è in questa casa  in festa che il cuore si gonfia: se tu hai la possibilità di vivere tra i piaceri, ne trai un ulteriore incitamento; viceversa, sei preso dallo scoraggiamento.
Al contrario,  nella casa in pianto non si prova nulla del genere: se le ricchezze mancano, tu non ne soffri; se invece vi sono, sei costretto  a reprimerti nel desiderarle [a causa del lutto].

Commento alla prima lettera di Timoteo, omelia XIV, di San Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa, secolo IV d.c.