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14 settembre 2010

La lotteria cosmica di Stephen Hawking


Ho letto diversi libri di Stephen Hawking (nella foto) e di Leonard Mlodinow, scritti sia insieme che separatamente. Mi sono piaciuti. Sono informativi e divertenti, e mettono in chiaro alcuni concetti piuttosto profondi della fisica e della matematica, senza appesantire la discussione con un mucchio di equazioni astruse (e non è impresa da poco).

Ma il loro nuovo libro “The Grand Design” (il grande progetto) è stato una delusione.

E' una lettura breve, il che va bene, anche se sono rimasto sorpreso quando ho scoperto che l'ultimo 25% del libro, già breve di suo, è composto di materia nera (una forma esotica di materia scoperta dagli editori e consistente di glossari, indici, biografie dell’autore, riferimenti bibliografici e simili).

Nonostante la sua brevità, il libro fa un buon lavoro rendendo chiari alcuni concetti di fisica molto ardui, molti dei quali sono trattati anche in opere simili, anche in libri precedenti di Hawking e Mlodinow. E inoltre il libro contiene una buona dose di umorismo.

Ciò che è deludente è il modo in cui il libro tratta di filosofia e di teologia.

Proprio all'inizio del primo capitolo si dichiara la filosofia "morta", dicendo che non ha tenuto il passo con la scienza. Questo è triste, perché “The Grand Design” in realtà si occupa in maniera massiccia di filosofia e di idee filosofiche che sono ben lungi dall'essere risolte. Ad esempio, gli autori passano un bel po' di tempo ad argomentare a favore della loro interpretazione di ciò che le leggi naturali ci dicono, e non ci dicono, riguardo all'universo (una interpretazione che loro chiamano "realismo modello-dipendente "). Questa è una posizione filosofica, perché si tratta di concetti che non possono essere dimostrati empiricamente, in laboratorio, con mezzi scientifici. E' anche chiaramente qualcosa che non è risolto, perché sentono la necessità di contrapporre la loro visione alle concezioni rivali: realismo e anti-realismo.

Poi c'è il punto del testo in cui esplicitamente sollevano la questione di sapere se ci sono eccezioni alle leggi di natura (miracoli). Dopo aver esaminato la storia del pensiero su questa questione hanno poi semplicemente dichiarato che non vi sono eccezioni, (una concezione chiamata “determinismo scientifico”) dicendo che questa è la base di tutta la scienza moderna. Mi dispiace, ma questa è un'altra idea filosofica. Non si può dimostrare che non vi sono eccezioni alle leggi della natura, perché le leggi della natura non possono essere dedotte in anticipo, ma devono essere apprese attraverso l'osservazione (un punto che gli autori mettono in evidenza quando contrappongono Talete ad Aristotele). Ma anche se è stato identificato il modo in cui la Natura funziona il 99,99999% delle volte, per dire che non ci sono eccezioni ci sarebbe bisogno di conoscere l'intera storia del
l'universo, e noi non la conosciamo.

Qui di filosofia ce n’e’ un’autentica vagonata.


Poi c'è il fatto che la scienza stessa dipende da varie discipline filosofiche come l’epistemologia (lo studio della conoscenza), la filosofia della scienza, l'etica (è ammissibile  falsificare i risultati di laboratorio?), la logica, la metafisica, e altro ancora, ciascuna delle quali dà luogo ad un acceso dibattito tra teorie rivali.

Quindi è proprio triste vedere questi due ragazzi intelligenti fare una dichiarazione assurda (e volutamente provocatoria).

La cosa per cui il libro ha acquistato notorietà sui giornali, tuttavia, non è il suo trattamento della filosofia ma della teologia: in particolare, la tesi che Dio non è necessario per spiegare l'origine del cosmo.

Nei libri precedenti i due hanno mostrato qualche apertura alle idee religiose. Ad esempio, Hawking ha detto in precedenza che un Dio potrebbe essere necessario per impostare le leggi dell'universo, ma ora ha cambiato idea su questo. Lui e Mlodinow nel libro non sono ostili alla religione. Non hanno sposato "il nuovo ateismo" e la sua ostilità militante verso Dio. In realtà, essi non si oppongono all'esistenza di Dio (cioè, non forniscono argomenti tesi a dimostrare che Dio non esiste). Essi sostengono semplicemente che l'ipotesi-Dio non è necessaria per spiegare la legge naturale e l'esistenza dell'universo e della vita.

Perché no?
Dopo tutto, se si guarda l'universo sembra proprio, in modo perfino sospetto, che sia stato volutamente progettato avendo noi uomini in mente. Questo è qualcosa che Hawking e Mlodinow analizzano con una certa profondità. Essi rilevano, come hanno fatto molti apologeti teistici, che le leggi che regolano il nostro universo sembrano sintonizzate in maniera molto precisa per permettere l'esistenza della vita. Ci sono un certo numero di costanti, la costante gravitazionale, la massa del protone, ecc., che sono fissati esattamente al preciso valore necessario per permettere l'esistenza della vita. Se una qualsiasi di queste costanti fossero  state diverse anche di pochissimo, la vita non sarebbe stata possibile. Sembra quindi che il nostro universo sia stato progettato in modo intelligente per consentire la vita, il che implica l'esistenza di un progettista intelligente.

In apologetica, questo argomento è talvolta chiamato l'argomento del “progetto dalle costanti cosmologiche”.

Nel loro libro, i due autori cercano di fornire una spiegazione alternativa dell'origine dell'universo che non richiede un progettista intelligente.


Nella loro spiegazione essi sostengono che il nostro non è l'unico universo. In realtà, il nostro sarebbe solo uno di un vasto numero di universi, ognuno dei quali viene in esistenza dal nulla come creazione spontanea. Inoltre, le leggi della fisica assumono ogni possibile permutazione in questi universi, cosicchè  ci sono un gran numero di universi in cui le costanti cosmologiche sono diverse. Quindi non c'è un singolo uni-verso, ma un multi-verso in cui è possibile trovare tutti i tipi di universi individuali.

A noi uomini  capita di vivere in una parte del multiverso in cui sono impostate le costanti cosmologiche giuste perché esista la vita, il che non stupisce affatto. Noi non potremmo esistere in quelle parti del multiverso in cui sono fissate le costanti sbagliate per la vita.

Questo argomento è parallelo ad un altro che opera su una scala di poco inferiore: quello del nostro sistema solare. Alcuni apologeti, come Hugh Ross, hanno notato che non solo risulta che il nostro universo è stato progettato per la vita: sembra che anche il nostro sistema solare sia stato progettato per questo.
Il nostro sole è del tipo giusto per durare abbastanza a lungo perché sorga la vita. Non c'è una stella compagna fastidiosa che sconvolga le orbite planetarie. La Terra è proprio alla giusta distanza dal sole per consentire l’esistenza di acqua liquida. Tantissima acqua allo stato liquido. E' abbastanza grande da contenere un'atmosfera. Abbiamo il nostro grande amico Giove nel sistema solare esterno che assorbe le comete per noi. Ecc., ecc. Insomma, viviamo in un luogo piuttosto fortunato.

Ma notate: Ci sono un sacco di sistemi solari nello spazio. Miliardi di stelle e - ora lo sappiamo - un sacco di pianeti. Hawking e Mlodinow sottolineano che i numeri sono così grandi che, in vari punti dell'universo, ci devono essere dei pianeti con condizioni simili a quelle che abbiamo qui sulla Terra. Quindi non c'è da sorprendersi, dato che noi esistiamo, che ci capiti di esistere in uno di queste oasi nel deserto cosmico. Non avremmo potuto sorgere in un luogo che era inospitale per la vita (o almeno saremmo molto meno probabili).

Sono pronto a dire che Hawking e Mlodinow hanno ragione su questo. Almeno, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non si può escludere che ci siano altri luoghi nell'universo dove il sistema solare locale è calibrato con i parametri giusti per permettere la vita. In effetti, mi piacerebbe che ci fossero questi luoghi. Quindi non credo che la tesi che il nostro sistema solare è stato progettato in modo intelligente sia un argomento particolarmente forte. Almeno questa è la mia impressione.


Ma c'è una differenza tra l'argomento da costanti locali e l'argomento da costanti cosmiche: possiamo vedere che ci sono altri sistemi solari (e un gran numero di essi), non possiamo vedere che ci sono altri universi (e ancor meno un vasto numero di essi).


L'esistenza di altri sistemi solari è chiaro come il cielo notturno, una volta che hai capito cosa sono le stelle. E ora stiamo iniziando a ricevere informazioni sui pianeti che ruotano intorno ad esse. Presto potremmo possedere delle discrete conoscenze statistiche sui vari tipi di sistemi solari che esistono e su quanto comune (o non comune) sia il tipo del nostro sistema solare.


Nulla di tutto questo è vero in relazione ad altri universi. Nemmeno remotamente. Non abbiamo alcuna prova che esista anche un solo universo alternativo. Certamente non abbiamo la prova di un grande o addirittura infinito numero di essi. E, anche se esistessero universi alternativi, perché non dovrebbero obbedire tutti esattamente alle stesse leggi? Cosa fa pensare a Hawking e Mlodinow che le leggi universali vengano rimescolate in ciascun universo come i risultati di una slot machine cosmica?


Il loro libro – sorprendentemente - non contiene nessuna argomentazione a sostegno di questa idea. Fanno bensì riferimento al lavoro di Richard Feynman, un fisico che nel 1940 ha suggerito che, in alcune situazioni sperimentali, le particelle subatomiche si comportano come se stessero assumendo ogni possibile percorso tra un punto e l'altro.
Ma anche se si prende alla lettera questo aspetto, un conto è dire che le particelle prendono ogni possibile percorso mentre si muovono, ed è una cosa completamente diversa dire che ogni universo possibile viene effettivamente ad esistenza. L'analogia tra il comportamento di una particella subatomica e il comportamento di un intero universo è assolutamente inconsistente (in particolare tenendo presente che una delle osservazioni fondamentali della fisica moderna è che i fenomeni su larga scala nell'universo non mostrano i medesimi comportamenti dei fenomeni su piccola scala).

Non ho particolari problemi ad accettare l'idea che ci potrebbero essere altri universi. Penso che sarebbe bello se ci fossero. Non avrei nemmeno problemi se, al momento della creazione, Dio avesse detto: «Sia ogni combinazione di eventi logicamente possibili!" Ciò illustrerebbe le Sue capacità creative in modo ancora più evidente di ciò che vediamo nel nostro angolo della creazione.


Ma mentre queste idee sono belle da pensare e per scrivere storie di fantascienza, non sono idee di cui esistano le prove.


E anche se ci fossero le prove di un gran numero di universi, governati da ogni insieme possibile di leggi fisiche, ciò solleverebbe semplicemente una domanda,, che Hawking e Mlodinow non hanno nemmeno toccata nel libro: se esiste il  multiverso con ogni combinazione possibile di leggi naturali negli universi in esso contenuti, cosa provoca il cambiamento delle leggi in ogni universo? Se vi è una slot machine cosmica, che fa sì che le costanti cosmiche siano diverse in ogni universo, perché c’è?

Anche se si concede (per amor di discussione) che le leggi locali variano in universi differenti, ciò è solo la dimostrazione dell’esistenza di un insieme più elevato di leggi, che governano e guidano le differenze tra le leggi locali. Perché esiste questo insieme più elevato di leggi? Hawking e Mlodinow non azzardano nemmeno una congettura.


(E non parliamo neppure del fatto che alcune costanti cosmologiche sembra che cambino anche all’interno del nostro stesso universo.)


Quindi, anche se si concede che queste leggi superiori consentirebbero l’esistenza autonoma di altri universi, abbiamo ancora bisogno di una spiegazione per l'insieme delle leggi superiori, del perché esiste qualcosa (le leggi superiori e gli universi che esse comportano) piuttosto che il nulla che ci sarebbe se non esistessero.


Tirando le somme, sembra ancora che il nostro universo sia stato progettato perché esistesse la vita. Congetturare l'esistenza di altri universi, con ogni possibile combinazione di costanti cosmiche, equivale a costruire una teoria basandosi su una prova che non esiste.


Se dovessi camminare lungo una spiaggia e trovassi un messaggio scritto sulla sabbia che dice "Ciao, Jimmy! Non è divertente la spiaggia? ", potrei spiegarlo come qualcosa scritto da un essere intelligente. Oppure, se io ho postulato un numero infinito di altre spiagge dove i granelli di sabbia sono disposti a caso, potrei dire che è stata solo una coincidenza. Il problema è che non ho prove che dimostrino l'esistenza di un numero infinito di spiagge, e congetturare la loro esistenza per aggirare le implicazioni del disegno intelligente (cioè l’esistenza di Dio)  equivale a costruire la propria teoria con delle non-prove.


Hawking e Mlodinow negano di postulare il multiverso allo scopo di evitare il disegno intelligente, ma non offrono alcun argomento comprovato che ne dimostri l’esistenza. Né spiegano l’insieme più elevato di leggi che sarebbero necessarie per generare una molteplicità di universi con proprie leggi locali.


In definitiva “The Grand Design” è lungo nelle asserzioni ma corto nelle dimostrazioni. Gli autori inoltre non informano il lettore del fatto che molti dei concetti che stanno utilizzando sono incerti, ipotetici e discutibili.


Mentre il libro può cercare di far capire alcuni concetti di fisica che sono particolarmente profondi, il suo ragionamento sulla filosofia e la teologia è poco profondo, e il libro non riesce a offrire ragioni convincenti per cui non si dovrebbe accettare l'evidente disegno intelligente dell'universo e arrivare a concludere che vi è, infatti, un progettista intelligente.


Ringraziamenti a NCR - National Catholic Register

10 settembre 2010

Riscaldamento globale

I leader del mondo si sono riuniti a Copenhagen per lavorare su un nuovo accordo per ridurre le emissioni di carbonio per fermare il riscaldamento globale. Tutto questo mentre abbiamo appreso che, di fatto, la temperatura globale si è effettivamente raffreddata negli ultimi dieci anni, che i sostenitori della teoria del riscaldamento globale hanno soppresso le prove di un altro periodo di riscaldamento globale, quello medioevale, e che degli scienziati sono stati scoperti ad alterare prove, a distruggere le statistiche e a intimorire gli scettici del cambiamento climatico.

Quello che mi interessa in merito alla questione del riscaldamento globale è la dimensione religiosa. Con questo non sto pensando alla 'spiritualità della terra', o a una teologia cristiana della corretta amministrazione del creato. Invece non posso fare a meno di notare che la crociata contro il riscaldamento globale è veramente una crociata. In altre parole, è una battaglia religiosa, e se è una battaglia religiosa, allora è una religione.

La  'macchina ambientalista' non ha tutte le caratteristiche di una ricerca religiosa? In primo luogo vi è il dogma inattaccabile, che tutti i devoti devono credere.
Il riscaldamento globale sta accadendo. Porre in dubbio questa 'verità' equivale a commettere eresia. Essere un 'negazionista del riscaldamento globale' è paragonato ad essere un 'negazionista dell’olocausto nazista'. Gli eretici saranno ostracizzati, perseguitati e bruciati.

Essendo necessario per tutte le religioni, il dogma è predicato con  grave fervore apocalittico. Lord Stern, l’esperto inglese dice che Copenhagen è 'l'ultima occasione al mondo per evitare la catastrofe'. Il Principe di Galles ha detto che il mondo ha solo 'un anno e mezzo' per evitare il disastro. Il fervore apocalittico degli ambientalisti è diverso da quello di qualsiasi altro culto religioso? Ogni pazzo apocalittico pensa di avere un argomento ben fondato e delle convinzioni al di sopra di ogni discussione.

Questo dogma è prodotto, provato e predicato dal clero della crociata del riscaldamento globale: gli scienziati. Sono i signori della conoscenza, come i monaci studiosi, che dedicano la loro vita alla ricerca arcana, sono quelli che custodiscono i segreti del sancta sanctorum. C
ompilano le prove, distribuiscono la parola, organizzano conferenze e seminari. Essi interpretano la parola per gli altri. Essi sono i sacerdoti e gli evangelisti della fede, facendo in modo che sempre più vengano convertiti e impegnati ogni giorno.

La gerarchia li supporta. Gli uomini e le donne di potere e prestigio ne controllano il funzionamento e garantiscono la sua rispettabilità e il suo successo. L’Arcivescovo Al Gore, il cardinale Lord Stern d'Inghilterra, e in cima alla lista il Difensore della Fede: nientemeno che Carlo d’Inghilterra, principe di Galles.

Sto volutamente esagerando, ma ciò che mi preme di sottolineare è che, come qualunque altra setta religiosa, la religione del riscaldamento globale è coerente e logica all’interno dei suoi presupposti. Essa soddisfa gli stessi bisogni delle religioni: finché si rimane entro l'ortodossia, non solo la crociata ha senso, ma come ogni religione, ti dà un modo di guardare il mondo intero e dare un senso a tutto. Inoltre, ti dà una missione e uno scopo. Ti dà un gruppo di persone impegnate a cui si può appartenere. In una notte buia, quando la paura incalza, ti dà non solo un punto di riferimento per la tua paura, ma anche qualcuno a cui dare la colpa.

Se questo è un’analisi corretta, se la crociata ambientalista è una sorta di religione, vale la pena chiedersi da dove viene. In primo luogo, credo, nella nostra società laica la crociata ha riempito un vuoto. Mi piacerebbe sapere quanti sono effettivamente i crociati ambientalisti che sono anche devoti di una religione convenzionale. Non c'è modo di sapere questo, ma ho il sospetto che la maggior parte di loro siano non-religiosi. Ho fatto questa congettura, perché le parole e la visione del mondo che presentano sembra chiaramente secolare. Se la mia intuizione è corretta allora i poveretti hanno trovato conforto in una religione che non sanno nemmeno essere una religione.

Chesterton ha detto: "Ogni dibattito è un dibattito teologico." Se la crociata ambientalista è una sorta di religione, allora qual è la sua base teologica? E' la religione del laico, umanista. Il laico rifiuta il cristianesimo, ma non necessariamente abbraccia l'ateismo radicale. La maggior parte di essi deriva quindi da una sorta di teologia del vago immanentismo - una sorta di "Dio di dentro". "Dio è dentro ognuno di noi!" essi dicono. Non fu Gesù stesso a dire: "Il regno di Dio è dentro di voi?" Questo diventa un panteismo sentimentale, "Dio è tutto intorno a noi. Dio è nella natura "diventa presto", Dio è la natura. " Ci sono alcuni nel movimento verde per i quali questa teologia è diventata esplicita. Per la maggior parte si tratta di una posizione inconscia detenuta da persone che non solo non hanno mai avuto un solo pensiero teologico nella loro vita, ma non sanno nemmeno che un tale tipo di pensiero sia possibile.

Qual è la risposta cattolica appropriata alla crociata del riscaldamento globale? Come al solito, è una risposta di buon senso e derivante da una morale semplice che nasce da ciò in cui crediamo. Dio ha creato il nostro mondo e noi. Dobbiamo amare il mondo creato, perché è un dono generoso e abbondante di Dio. Il mondo è bello. Non dobbiamo pasticciarlo, e se lo facciamo, dobbiamo ripulire il nostro casino.

Nell’ordine della creazione, siamo chiamati a essere fedeli e attenti custodi del mondo naturale. Ciò significa che mentre si può godere delle cose del mondo, non dobbiamo essere spreconi. Non dobbiamo essere grossolanamente materialistici. Dobbiamo condividere con chi ha meno di noi. Non dobbiamo rubare le loro risorse per arricchire noi stessi. Come buoni amministratori dobbiamo risparmiare  e pianificare per il futuro. Non dobbiamo trasformare le cose materiali in idoli. E tutto quanto sopra, dobbiamo farlo a livello individuale, familiare, corporativo, politico e in ambito economico.

La risposta cristiana è che dobbiamo amare tutte le cose secondo il loro valore intrinseco. Dobbiamo amare e avere a cuore la creazione, ma dobbiamo amare di più il Creatore.

19 agosto 2010

Madre Teresa non aveva niente di speciale


Un paio di anni fa, il fisico Alan Sokal ha pubblicato un articolo nella rivista “Social Text”, sostenendo, nel gergo più astruso e postmoderno, che la forza di gravità, tra le altre cose, è un costrutto sociale. Si trattava, naturalmente, di uno scherzo, e quando Sokol ha pubblicamente rivelato la bufala, la cosa ha suscitato molto scalpore ed imbarazzo al comitato di redazione e ai suoi colleghi accademici, i quali già da tempo hanno perduto la capacità di discernere la differenza tra un discorso razionale e le loro parole, alla moda ma senza senso. Il mondo accademico non era per nulla divertito.

A prima vista, si potrebbe pensare che Susan Kwilecki, del dipartimento di Studi religiosi, e Loretta S. Wilson della facoltà di economia alla Radford University in Virginia, abbiano organizzato uno scherzo alla Sokal. Il loro articolo apparso nel Journal for the Scientific Study of Religion, nientemeno che l’articolo di fondo, è intitolato “Madre Teresa voleva massimizzare la sua
utilità? Un'applicazione idiografica della teoria della scelta razionale "

Purtroppo, sembra proprio che gli autori facciano sul serio, e anzi con una certa solennità.
Si tratta di un articolo lungo e noioso, e non voglio annoiarvi con i dettagli. Esso si basa sui lavori di Laurence Iannaccone, che già da qualche tempo sostiene la teoria della religione basata sulla “scelta razionale".

L’idea di fondo è quella del rapportarsi a Dio come ad una merce sul mercato, e di interpretare i comportamenti delle persone religiose come “consumatori” che effettuano un calcolo razionale del loro “investimento” in un "prodotto" come potrebbe essere la “salvezza”, fornito da "imprenditori" che creano delle “aziende” religiose.
Questa teoria è l’ennesimo tentativo di trasformare lo studio della religione in una “scienza”, sulla base della moderna concezione riduzionista di Dio. Dato che non esiste un premio Nobel per la religione, a quanto pare alcuni studiosi della religione stanno cercando di competere nel campo dell'economia.

Alcune perle (ndt):

Una lettura di Madre Teresa nell’ottica della “scelta razionale” ci aiuta a capire che il suo tanto sbandierato amore per i poveri aveva un altro scopo: "Aiutando i poveri acquistava un contatto diretto con Cristo. . . . . . . la vicinanza a Dio, non l'alleviamento del dolore umano in sé, è stato il prodotto religioso da lei prescelto. Così da una prospettiva di “scelta razionale”, gli aspetti essenziali della missione di Madre Teresa verso i poveri riflettevano la sua preferenza per un prodotto religioso particolarmente costoso - la vicinanza a Dio, o la santità.
"Per Madre Teresa, il culto, la vita sacramentale, e il perseguimento della santità hanno la priorità anche rispetto all’aiutare le persone bisognose.
La lettura razionale della scelta della santità di Madre Teresa spiega questa altrimenti sconcertante mancanza di compassione per gli ammalati come una massimizzazione calcolata dell'utilità. "

Considerando Madre Teresa " come il proprietario di un’azienda religiosa di successo,” "è evidente che l’ordine delle Missionarie della Carità "produce un mix di prodotti di carità legati a consapevolezza spirituale e salvezza cristiana. "Il mix di prodotto", aiuta a spiegare il suo "successo imprenditoriale." "Da un lato, Madre Teresa ha venduto i tradizionali prodotti cattolici - i sacramenti, la condanna dell’aborto e il rispetto per l'autorità della Chiesa. D'altra parte, con la carità come suo prodotto principale, l'azienda commercializzava contemporaneamente sul mercato una linea collaterale di valori umanitari non settari: l'obbligo di aiutare gli altri, il riconoscimento della sacralità di ogni vita, il che affascina i “consumatori” liberali, non cattolici.

Mentre le affermazioni di Madre Teresa "circa la propria totale abnegazione a Dio sono difficili da comprendere all'interno del quadro della “scelta razionale”, un esame più attento conduce alla conclusione che lei era un imprenditore che calcolava attentamente costi e benefici, e alla ricerca del profitto”
Il suo dire di affidarsi interamente a Dio e il suo rifiuto di accettare quei finanziamenti che comportassero un compromesso, una parziale rinuncia alla visione cristiana, anche se irrazionali
dal punto di vista materialistico, dal punto di vista della carismatica, che risponde direttamente a Dio, che in ultima analisi è il direttore dell’azienda, evidenziano che si tratta di una “predisposizione di strumenti per lo scopo finale." Gli autori concedono che la teoria della scelta razionale non è plausibile per spiegare un fenomeno come Madre Teresa in "tutta la sua pienezza", ma concludono che, "mentre non è sufficiente di per sé, e certamente non è la sola interpretazione possibile dei dati, la teoria della scelta razionale costituisce una preziosa aggiunta all'arsenale di approcci analitici alla religione.”

Forse l'arsenale potrà servire in un articolo di prossima pubblicazione “Gesù massimizzava l’utilità sulla croce?”. Non è una semplice fantasia, perché questo è proprio il tipo di domande a lungo dibattute dagli studiosi della scelta religiosa razionale come Iannaccone, Lawrence, Young, Mark Chaves, e altri. Quando ero pastore in una parrocchia nera a Brooklyn, molti anni fa, il dodicenne Michael domandò mentre si faceva catechismo: "Se Gesù stava facendo quello che veramente voleva fare, perché dici che è stato un sacrificio?” E 'stata una buona domanda, fatta con stupore onesto, e che apre la porta a riflessioni di grande interesse spirituale e intellettuale.

Applicata alla religione, la teoria della scelta razionale non fa nemmeno un piccolo passo intellettuale in avanti rispetto alla domanda del giovane Michael. E, naturalmente, nel pretendere di "spiegare" scientificamente il fenomeno della santità, chiude le porte. Lungi dall'essere una teoria evoluta, è tanto volgare quanto certi pastori-affaristi cristiani che pubblicizzano Gesù come “il più grande uomo d’affari della storia”. O come le astruse fantasticherie di quella controparte alla teoria della scelta razionale, che pretende di spiegare la religione in termini di dipendenza, di proiezione di desideri, e come altri strumenti nell’arsenale analitico, così intellettualmente e spiritualmente deviato, degli studi accademici religiosi.

Ringraziamenti a First things – On the square – pubblicato il 4 settembre 2009 – autore Richard J. Neuhaus

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